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La storia

Verzegnis

Un interessante riferimento storico sull’antico ruolo di Verzegnis in Carnia è rappresentato dai resti di una torre (sul colle Mazeit, nella frazione di Villa) portata alla luce in scavi archeologici condotti soprattutto nel biennio 1989-1990 e ripresi nel 2000. Gli studi condotti sui reperti ritrovati collocano temporalmente la costruzione a cavallo tra il XII ed il XIII secolo d.C. Si ritiene che la torre rientrasse nel sistema di fortificazioni eretto in difesa dei valichi alpini orientali, giacché la sua posizione strategica consentiva il controllo della parte superiore della vallata del fiume Tagliamento, dell’accesso meridionale alla via per Iulium Carnicum ed al Norico.

Gli scavi degli anni 2004 2005, condotti al di sotto dello strato carbonioso, hanno permesso di verificare che la torre è stata costruita o ristrutturata nel VI secolo d.C., probabilmente in epoca bizantina, sopra delle preesistenze. E’ infatti venuto alla luce, nei livelli sottostanti l’incendio, al di sotto di una frequentazione del IV sec. d.C., un muro che si sviluppa in senso nord/sud al centro della torre, al quale se ne affianca un altro verso ovest. Gli elementi costruttivi sembrano compatibili con quelli delle altre costruzioni di epoca romana imperiale individuate nell’insediamento fortificato situato nel pianoro meridionale sotto la torre. Le ricerche del 2003 hanno permesso di individuare anche un riutilizzo dell’insediamento in epoca altomedievale, tramite il ritrovamento di una tomba femminile paleoslava con corredo di orecchini in bronzo con terminazione a “S”, in uso presso la popolazione paleoslava legata alla cultura cosiddetta Carantano-Köttlachiana, che si è sviluppata tra VII e XI sec. d.C. La datazione della tomba è collocabile attorno al IX e X sec. d.C.

Il caso delle indemoniate di Verzegnis

“da oltre sei mesi sette ragazze dell’età da 15 a 25 anni circa della frazione di Chiaicis di questa parrocchia sono oppresse da certi malori, che fanno pietà a chi le osservano e le sentano. Passano pochi giorni, che non si contorciano orribilmente, strepitano, perdano i sentimenti, ed urlano anche in pari tempo come da voce di cane”.

La prima segnalazione del caso viene presentata il 3 settembre 1878 alle autorità ecclesiastiche dal parroco di Verzegnis, Giovanni D’Orlando, ad informare il vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine di quanto sta accadendo in paese.
Alcune ragazze del luogo manifestarono di essere possedute dal demonio, dando vita ad un’epidemia che coinvolse via via altre 24 ragazze: le indemoniate, così chiamate, urlavano e bestemmiavano in lingue sconosciute e si ritrovavano dotate di una forza straordinaria ed animalesca. Quanto accadeva in paese ha allarmato le autorità civili. Il sindaco di Verzegnis si rivolge al Commissario di Tolmezzo, chiedendo una ispezione sanitaria. Il medico condotto, chiamato dal Sindaco a Verzegnis, dichiara che si tratta di “mali di donne”, “urti nervosi”. In questo clima si colloca l’invito della Curia a praticare benedizioni ed esorcismi nella più grande segretezza, e singolarmente su ciascuna malata. Ma la situazione continua e aumentano il numero delle malate. Non è più solo questione di salute: ci si comincia a preoccupare per l’ordine pubblico. Il singolare caso di Verzegnis diviene di dominio pubblico. Per primo ne riferì “Il Giornale di Udine”, che diffonderà ampi dettagli sul comportamento delle “spiritate”.

È a questo punto che a Verzegnis vengono inviati il primario chirurgo dell’ospedale civile di Udine, Fernando Franzolini, ed il medico provinciale Giuseppe Chiap. La diagnosi formulata da Franzolini è di isterodemonopatia, ovvero una forma di isteria caratterizzata da un delirio di contenuto religioso, nel considerarsi possedute dal demonio. Viene da essi ingiunto di sospendere ogni benedizione su di esse, di tenerle separate l’una dall’altra, di sorvegliare affinché il contagio non si propaghi, di sospendere processioni e rogazioni. Due delle donne colpite, Lucia Chialina e Margherita Vidusson, vennero portate all’ospedale di Udine. Seguì un secondo sopralluogo, alla fine del febbraio 1879, nonostante da Verzegnis arrivassero rassicurazioni che l’epidemia era cessata. Il caso delle spiritate di Verzegnis arrivò fino in parlamento con una interrogazione parlamentare dell’On. Orsetti, allora delegato per la Carnia. Il governo pensò bene di prendere provvedimenti, evidentemente non era più una questione di medici. Il 27 aprile 1879, intervenne da Udine una compagnia di soldati di fanteria, che occupò il paese e condusse via le donne colpite.

L’intervento repressivo, unito al controllo in paese e sui preti, sortì il suo effetto. A quattro anni dalla loro prima missione, i dottori Chiap e Franzolini potevano dichiarare che l’epidemia era definitivamente estinta: «Verzegnis rimarrà un paese di isteriche e di superstiziose, ma il bastone della scienza ha percosso giusto ed ha soggiogato il soggiogabile».
Di tali avvenimenti parla il romanzo di Pietro Spirito “Le indemoniate di Verzegnis” e il libro di Luciana Borsatti “Le indemoniate. Superstizione e scienza medica – Il caso di Verzegnis” e sono ripresi in un dramma teatrale, “Indemoniate”, a firma di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi.

Contatti

Comune di Verzegnis
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