Verzegnis
La Pieve di San Martino, Villa di Verzegnis
Secondo Biasutti l’intitolazione a San Martino potrebbe, addirittura, far supporre una fondazione nel VI secolo, per la valenza antiariana incarnata dalla figura del Santo.
Secondo altri (De Vitt), invece, l’ubicazione nel centro dell’abitato, anziché in luogo fortificato, testimonierebbe la nascita in un periodo di stabilità, garantito dal potere dei patriarchi, in seguito alla riorganizzazione plebanale che certo avvenne fra i secoli XI e XII, in una Carnia in ripresa economica e demografica.
Chiesa San Martino – Villa di Verzegnis (foto archivio Alberto Cella)
È, comunque, ricordata da tempi remoti (1072) e, più spesso, dal XIII secolo in poi: nell’elenco delle esazioni decimarie del 1247 e nel primo elenco completo delle undici Pievi carniche del 1296, tra quelle di collazione patriarcale, ossia direttamente dipendenti dl patriarca. A questi spettava la nomina del rettore, che a Verzegnis era coadiuvato da un vicario, come a Forni, Invillino, Socchieve ed Illegio. I primi nomi dei preti titolari risalgono al 1305: l’elenco è stato redatto dal pievano Bonanno (1902-1920). Si presume che, prima di tale data, la Pieve di San Martino fosse unita alla Pieve di Santa Maria Maddalena di Invillino, dove si portavano a battezzare i neonati ed a seppellire i morti.
La chiesetta originaria, dotata di battistero e cimitero, era in stile gotico ed occupava lo spazio delle navate laterale sinistra e centrale dell’odierna chiesa. Quando è stato demolito un muro accanto all’attuale cappella della Madonna del Rosario, infatti, sono stati scoperti resti di archi gotici, che ora sono stati murati sopra e dietro il nuovo altare della Madonna.
Un pavimento più antico è stato individuato venti centimetri sotto l’attuale, mentre il battistero si suppone fosse davanti all’attuale cappella volta a meridione e dedicata a San Giovanni, perché, nel corso di lavori di abbattimenti murari, sono stati rinvenuti resti di un piccolo edificio distaccato. Dopo aver subito numerose ristrutturazioni e rifacimenti nel corso del tempo, la chiesa attuale è stata rifatta dalle fondamenta dopo aver demolito la preesistente ed ampliata nel XVIII secolo (tra il 1730 ed il 1778) su progetto dell’architetto tolmezzino Domenico Schiavi.
Nel 1789 è stato ultimato il campanile (poi restaurato ed alzato a guglia nel 1930, dopo il terremoto del 1928), che sorge in posizione isolata e nel 1810 è stata ampliata la sacrestia. Il soffitto della sacrestia era stato decorato con affreschi riproducesti le quattro chiese della Pieve, ma è stato distrutto dal terremoto del 1976.
Nel 1880 è stato spostato tra Santo Stefano e la frazione Chiaulis il cimitero che circondava la chiesa, mentre, tra il 1902 ed il 1910, con il pievano Bonanno, sono state realizzate le cappelle laterali, dotandole di altare ed acquistando in Tirolo la statua della Beata Vergine.
La facciata a salienti è preceduta centralmente da un ampio portico; l’impianto è ad aula rettangolare, con corpo principale diviso in tre navate, con transetto ed abside. All’interno conserva pregevoli arredi settecenteschi, tra cui l’altare maggiore in marmi policromi in stile veneziano, con statue laterali dei santi Pietro e Paolo e statuetta del Redentore al sommo del fastigio: proviene dalla chiesa di San Giovanni di Casarsa. Settecenteschi sono anche il tabernacolo a muro in marmo rosso e ferro battuto e, conservata nella nicchia sopra il tabernacolo, una piccola pala su pergamena di autore veneto, raffigurante San Martino nel classico gesto di tagliare il mantello. Questa pala, per la sua particolarità, è stata esposta in una delle mostre di arte sacra di Illegio.
Gli affreschi del soffitto sono opera del pittore Antonio Schiavi di Tolmezzo (1736-1786), restaurati dopo il terremoto del 1976, che riprende la maniera del Tiepolo. Il soffitto della navata centrale è diviso in tre riquadri: in quello centrale è rappresentata l’Assunta, derivata dall’Assunta di Giambattista Tiepolo dell’Oratorio della Purità di Udine, dipinta nel 1759.
Alla base del riquadro gli undici apostoli rimasti si assiepano attorno al sepolcro vuoto di Maria, mentre in alto, sollevata da nuvole gonfie e dalle ali degli angeli, sta la Madonna con le braccia spalancate. Nel riquadro rivolto verso l’entrata è raffigurato in un paesaggio brullo San Giovanni Battista nel deserto, mentre, in quello rivolto verso l’abside, è rappresentato il santo titolare della Pieve, San Martino vescovo di Tours, che indossa una pianeta dorata dai ricchi ricami.
Il soffitto a crociera del presbiterio ospita, all’interno di altrettanti riquadri di stucco, un evangelista per vela con i rispettivi simboli (Matteo – Uomo; Marco – Leone; Luca – Bue; Giovanni – Aquila); al punto di convergenza delle vele, in un quinto riquadro si vede la Trinità, con ai piedi un angelo. Nel catino absidale quattro tondi inanellati con i “Profeti Maggiori” Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele circondano la lunetta centrale, dove è illustrato il Sacrificio di Isacco con i consueti motivi (Abramo, Isacco, l’angelo, il capro impigliato tra i rovi, la pignatta fumante, ecc.).
Entrando in chiesa ci sono due pale che facevano parte degli altari lignei eliminati nell’anno 1950:
a destra la Madonna col Bambino ed i Santi Stefano ed Emidio ad opera di Giovanni Maria Lendaro; a sinistra il Crocifisso con la Madonna e la Maddalena, pala molto suggestiva ad opera del pittore ovarese Taddio. Nelle due cappelle laterali ci sono gli altari della Beata Vergine del Rosario (a sinistra) e di Santo Stefano con una pala raffigurante la decollazione di San Giovanni Battista (a destra). Di fianco a quest’ultimo c’è la pala di San Emidio, protettore dei terremoti, una delle testimonianze più antiche e preziose della Pieve. L’altare di Santo Stefano e la pala di San Emidio sono stati portati nella Pieve dalla chiesetta di Santo Stefano dopo il terremoto del 1928. Sulla facciata laterale esterna della chiesa, la meridiana è stata restaurata nel 1989 da A. Ortis.
Contatti
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Via Udine, 2
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